lunedì 22 agosto 2016

I tre giorni del Sangiovese - Predappio
dal 02/09/2016 al 04/09/2016


Un appuntamento unico per degustare i grandi vini di Predappio, imperniato sul binomio “vino - cultura”.
Il protagonista della manifestazione sarà, ovviamente, il Sangiovese di Predappio: sarà possibile acquistare un calice, con relativo marsupio, con il quale degustare i vini delle 10 aziende aderenti all’Associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio, collocate sotto gli archi del suggestivo loggiato di Piazza Garibaldi.
Possibilità di accedere gratuitamente a percorsi guidati di avvicinamento alla conoscenza e al piacere del Sangiovese con l’ausilio di sommeliers professionisti.
Degustazione di prodotti tipici della gastronomia romagnola e predappiese in particolare, formaggi (tra cui il raviggiolo ed il formaggio di grotta di Predappio Alta) e ottimi salumi delle rinomate aziende agrituristiche del territorio.
Eventi artistico culturali che assicureranno l’ideale cornice e sottofondo alle degustazioni dei vini: concerti di musica classica, jazz e popolare e di una collettiva d'arte a tema dal titolo “EnoArte. L’universo del Vino”. I Borghi Europei del Gusto seguiranno la manifestazione con il giornalista enogastronomico Palatoanarchico , che racconterà con la sua penna pungente tutto  quanto accadrà durante i giorni dell’evento.

martedì 16 agosto 2016

Concorso giornalistico “Il Bursôn e il suo territorio”: per partecipare c'è tempo fino al 31 agosto


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Giunto alla quarta edizione, ha un montepremi totale del valore di € 3.000. Si può partecipare con articoli editi o con servizi radio e televisivi con protagonista il vino autoctono dell’area di Bagnacavallo

Per il quarto anno consecutivo viene riproposto il concorso giornalistico “Il Bursôn e il suo territorio”, organizzato dal “Consorzio Il Bagnacavallo”. Obiettivo del concorso: premiare i migliori articoli editi (su carta stampata e online, anche su testate non registrate) e/o servizi radio e tv andati in onda, che hanno come protagonista il vino Bursôn e l’Uva Longanesi.


C’è tempo fino al 31 agosto 2016 per partecipare al concorso inviando articoli pubblicati dal 1 ottobre 2015 al 30 agosto 2016 o i servizi radio/tv andati in onda nello stesso periodo. La partecipazione è gratuita e vi possono concorrere giornalisti, pubblicisti, blogger anche non iscritti all’ordine dei giornalisti, purché di età superiore ai 18 anni.

La storia dell’Uva Longanesi nasce da una felice intuizione di Antonio Longanesi, soprannominato “Bursôn”. Classe 1921, nasce a Boncellino, nel comune di Bagnacavallo (RA). Antonio, amante della caccia, era solito trascorrere le giornate invernali in un capanno situato nei pressi di un una quercia, sulla quale si arrampicava una vite selvatica. Una vite sconosciuta che lo incuriosisce per la dolcezza dell’uva e la capacità di rimanere sana fino a tardo autunno. Con grande stupore scoprì anche che l’uva era in grado di dare un vino rosso di ben 14 gradi alcolici. La nascita del vino “Bursôn”, così com’è conosciuto oggi, è però datata 1996, quando l’enologo Sergio Ragazzini e l’amico Roberto Ercolani (viticoltore), entrambi di Bagnacavallo, decidono di creare un “grande vino rosso di pianura” di lungo invecchiamento. Il primo anno, quasi per scommessa, producono 780 bottiglie. Poi prove, analisi e il grande desiderio di far riconoscere quest’uva unica e la volontà di dare vita a un Consorzio che nascerà nel 1999. Nel 2000 grazie agli studi del CRPV di Tebano e delle analisi del DNA svolte all’Istituto di San Michele all’Adige, l’uva salvata da Antonio Longanesi viene iscritta al Registro delle Varietà da vino con il nome di “Uva Longanesi”. Il nome del vino, “Bursôn”, è stato depositato e registrato a tutela della sua tipicità dal Consorzio “Il Bagnacavallo”. Questa vite e il suo vino sono così legate in modo indissolubile al territorio di Bagnacavallo e alla pianura romagnola limitrofa.

I lavori possono essere inviati via posta al Consorzio Il Bagnacavallo, Via Ungaretti 1, Villanova di Bagnacavallo (RA) c/o Ecomuseo delle Erbe Palustri, oppure via mail a consorzioilbagnacavallo@gmail.com, specificando in entrambi i casi: “Concorso giornalistico Premio Burson, Edizione 2016”.

Interessanti i premi messi a disposizione per vincitori. Il 1° qualificato si aggiudicherà una targa-gioiello creato appositamente dall’orafo Paolo Ponzi e 60 bottiglie di Bursôn Etichetta Nera, per un valore complessivo di € 1.500; il 2° qualificato 60 bottiglie di Bursôn Etichetta Nera del valore complessivo di € 1.000; mentre al Premio speciale della giuria dei produttori verranno consegnate 30 bottiglie di Bursôn etichetta nera del valore di € 500. La cerimonia di premiazione avverrà nel mese di settembre 2016.

Per informazioni: Consorzio Il Bagnacavallo, tel. 0545 61632 consorzioilbagnacavallo@gmail.com
Il bando integrale del concorso è consultabile sul sito www.consorzioilbagnacavallo.it

La storia di Caffè Pascucci

E’ il 1883 quando Antonio Pascucci, figlio di tessitori, decide di dedicarsi al commercio diventando “industriante”. Si dedicherà al commercio alimentare, forte del fatto che, il 15 luglio viene stipulato l’accordo tra Italia e Inghilterra che sancisce la libertà di commercio e di navigazione tra i due paesi. Tra gli alimenti commerciati i coloniali e soprattutto i caffè crudi divengono la sua passione.
Nel 1935 Mario Pascucci, dedito alla prosecuzione del lavoro avviato dal padre, apre la prima bottega di famiglia, a Monte Cerignone, gestita dalla moglie Domenica.
E’ il dopoguerra quando Dino Pascucci, fratello di Mario, apre il proprio caffè a Monte Cerignone ed installa la prima macchina per caffè espresso, le sua specialità sono il caffè ed i sorbetti.

Avendo tra le fondamenta la ricerca della qualità, la Pascucci ha trasferito la propria sede produttiva in un nuovo ed importante stabilimento. Molti strumenti e tecniche, unitamente alla sede storica stessa, sono stati conservati.


Il laboratorio analisi, gestito da tecnici specializzati ed agronomi, garantisce la qualità dei caffé crudi. In questo laboratorio oltre alle molteplici analisi sui chicchi (peculiarità, umidità, presenza di difetti, muffe, ecc.), si costruiscono le relazioni con i contadini, si creano strumenti informativi per quegli agricoltori con minor preparazione, si studiano le caratteristiche dei terreni per selezionare le migliori aree produttive nel mondo, si studiano inoltre i centri di raccolta con lo scopo di individuare, sostenere, e nel caso organizzare, perché siano in grado di operare secondo il criterio della qualità. 

Torna Cocano

Il container è in mare e a breve il caffè Cocano, uno dei migliori caffè che Haiti possa produrre, sarà ordinabile in singola origine sull’ e-commerce di Caffè Pascucci.
Sono passati oltre due anni da quando la "Roya" (la malattia che ha colpito le foglie di caffè decimando le piantagioni in America Latina) ha impedito alla Pascucci di importare questo splendido caffè.
In passato, Haiti è stata sfruttata in modo ingiusto da nazioni che si considerano "più civili", e, in questi ultimi dieci anni, pare che la natura abbia voluto accanirsi devastando con tutta la sua forza questo bellissimo paese.
Roya, terremoto e uragani, si sono abbattuti uno dietro l'altro su Haiti, ma, guardando i volti di questa gente, si può comprendere come la felicità si trovi spesso lontana dal nostro modo di vivere e come ciò che può portare gioia all'uomo siano la sua speranza, la sua purezza e la sua semplicità.Il progetto Cocano ad Haiti è nato da un rapporto di collaborazione tra Pascucci, Girolomoni (cooperativa Alce Nero a Montebello) ed il Vescovo di Port de Paix Pierre Antoine Paulo, ed ha trovato la sua ispirazione in uno splendido legame di amicizia e di condivisione. Oggi, dopo tutte queste avventure, il progetto Cocano torna ancora più forte, ulteriori amici (Shadhilly e la St. Thomas University di Miami) collaborano con noi, nella speranza di poter contribuire a far raggiungere a questo popolo quell'autonomia che possa essere alla pari alla loro dignità.

Cooperativa Cocano di Haiti produce un Arabica Naturale della varietà Typica, ideale in espresso/caffettiera/Syphon

Birra Gradisca - Birrificio Amarcord

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La "Gradisca" è l'ultima birra della linea Classica di "Amarcord" …..
Prodotta a bassa fermentazione la "Gradisca" è una birra molto beverina, color giallo paglierino, la schiuma non risulta molto persistente e al naso percepiamo tenui sentori floreali.
In bocca è rotonda e delicata, solamente nel finale emerge l'amaro dei luppoli.
Consigliamo questa birra a chi cerca qualcosa di leggero o a chi si vuole semplicemente dissetare.
Storia e curiosità:
Il birrificio "Amarcord" è uno dei maggiori produttori di birra artigianale in Italia. Nato a Rimini, città Natale del grande Federico Fellini si sposta nel 2002 a San Marino, infine dal 2008 ha spostato i suoi stabilimenti nelle Marche, più precisamente ad Apecchio.
Come anticipati nella descrizione, il birrificio rende omaggio dallo storico film del '73 di Fellini "Amarcord" (Premio Oscar) e le sue birre prendono il nome dai vari personaggi del film.
La "Gradisca", interpretata dall'attrice francese Magali Noel, era una donna bella e lussuriosa, sogno proibito di tutti gli uomoni del paese.
Abbinamenti Gastronomici:
Antipasti leggeri, primi piatti, pizza e carni bianche.




Lo squacquerone di Romagna dop
Quando abbiamo degustato le piadine di Antonia e Stefano, subito ci sono venti in mente gli amici
dell’Azienda Agricola Giacomo Fucci -Caseificio Boschetto Vecchio di Conselice (Ravenna).
In azienda sono presenti circa 140 vacche di razza frisona e jersey, poste liberamente in ampli box ed alimentate con foraggi ed insilati di produzione propria. Esse producono latte del circuito “alta qualità”; i Fucci sono stati i primi in Italia a produrlo ed a avere la certificazione per il latte di alta qualità nel lontano 1991. Da un’ottima materia prima certificata e dalla passione di generazioni dedite alla vita di campagna, nascono splendidi formaggi prodotti artigianalmente e con tecnologie naturali nel caseificio aziendale inaugurato nel 1998. La freschezza e la qualità dei formaggi sono garantite da tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti.
Tra i formaggi freschi ricordiamo perfettamente lo squacquerone.

Lo Squacquerone di Romagna Dop, è un formaggio grasso, fresco a pasta molle. È il prodotto caseario tipico dell'Emilia Romagna, in particolare delle province di Ravenna, Forlì-Cesena, Rimini, Bologna e parte del territorio di Ferrara. Formaggio fatto con latte di vacca a pasta molle che “squacquera”. La maturazione non supera i 4 giorni. Formaggio fresco senza nervo. Il nome descrive la sua non forma, determinata dalla confezione che lo contiene. Tipicamente utilizzato con la Piadina romagnola.

L’azienda Le Rocche Malatestiane


L’azienda Le Rocche Malatestiane ( i cui vini sono stati degustati a “...un soffio di Romagna e...” a Vittorio Veneto), si trova a Rimini, sulla costa Adriatica ed ha le sue zone di produzione vitivinicola sulle colline che guardano il mare. Da sempre Le Rocche Malatestiane rappresenta le radici vitivinicole del territorio riminese ed è con orgoglio che dal 1959 l’ azienda ed i vini portano il nome della famiglia Malatesta, Signoria di Rimini dal XIII al XV secolo.
I Malatesta, in particolare Sigismondo Pandolfo, furono grandi condottieri e mecenati, e grazie a loro furono realizzate opere d’arte e di architettura come le rocche e le fortezze che si intravedono sulle colline, dove si coltivano i nostri vigneti.
I vini de Le Rocche Malatestiane sono prodotti da 500 viticoltori che coltivano direttamente 800 ettari di vigneto distribuiti sulle colline della Provincia di Rimini, dall’alta Val Marecchia fino all’entroterra di Cattolica, al confine tra la Romagna e le Marche.
Da questo grande patrimonio di vigneti si producono le migliori uve della DOC Colli di Rimini e della DOC Romagna. I territori appaiono come un mosaico di terroirs, diversi per altitudine, per tipologia di suolo e per la posizione rispetto al mare.
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Dal 2011 con il progetto “Terre riminesi del sangiovese” l’azienda ha voluto riqualificare la propria identità attraverso la valorizzazione del vitigno Sangiovese che maggiormente ci contraddistingue perché rappresenta oltre il 70% delle nostre produzioni locali.

Si è investito così sull’analisi dei suoli con una zonazione che ha delineato 3 grandi terroirs e grazie a nuove metodologie di selezione delle uve in cantina e ad una vinificazione separata, è stato possibile creare un’interpretazione più rispettosa delle caratteristiche del vitigno e dei terroirs di provenienza.

Alla produzione di Sangiovese si affiancano produzioni da vitigni autoctoni come Rebola, Pagadebit e Biancame e da vitigni internazionali come Merlot, Cabernet Sauvignon e Chardonnay che hanno trovato nel territorio riminese una loro positiva espressione.

Le radici culturali e la passione per il territorio hanno portato al restauro di una magnifica grotta sotterranea nel ventre del Monte Giove, la collina su cui sorge Santarcangelo di Romagna, in Provincia di Rimini. Qui affiniamo il sangiovese Mons Jovis, in una condizione di stabilità di temperatura e di equilibrio di tutti i fattori che rendono il vino straordinario.

La stessa passione per il territorio e per le origini di viticultori che rendono speciali i vini dell’Azienda.


“ ….un soffio di Romagna e….”

Complice una ottima piadina con la mortadella e lo scacquerone, Antonia e Stefano,numi tutelari di
“…. un soffio di Romagna e...” a Vittorio Veneto e Castrette di Villorba ( lungo la Statale Pontebbana), ci hanno regalato ricordi di una terra meravigliosa.
E’ impossibile dimenticare i viaggi del gusto alla scoperta del vino burson e di altre delizie a Bagnacavallo ; gli itinerari che Palato Anarchico (alias Giuseppe Gaspari) ha proposto a Cesena
e nella zona dei Colli ; i percorsi storici a Sarsina ; le soste ‘al sangiovese’ nelle colline di Predappio ; i lunghi pellegrinaggi a Modigliana e Premilcuore ; la ricerca degli inediti del buon e bello vivere in terra di Romagna.

Poi quei disegni di Tonino Guerra, riprodotti sulle tende de “ ...un soffio di Romagna e...”.
Tonino Guerra nasce a Santarcangelo di Romagna nel 1920, laureato in pedagogia presso l'Università di Urbino, soggettista e sceneggiatore cinematografico di fama internazionale, collaboratore di Antonioni, De Sica, Fellini, I Fratelli Italiani, Monicelli, Rosi. Autore di opere narrative, poeta autentico e originale, artista, che traduce la fantasia in immagini e colori. Dal 1989 ha vissuto e lavorato a Pennabilli nel Montefeltro, dove ha dato vita a numerose installazioni artistiche.


L’incontro di Tonino Guerra e della Stamperia Pascucci
L'incontro con il poeta Tonino Guerra avvenne nella primavera del 2001 mentre la Stamperia Pascucci stava organizzando la prima grande mostra di tende da sole sulla spiaggia di Cervia. Occorrevano per l'allestimento, oltre alle tende storiche, dei brevi racconti per accompagnare la mostra. Tonino Guerra con generosità fornì otto aforismi, scrivendoli di suo pugno per la bottega. Quindi, da un susseguirsi di incontri, nacque una preziosa amicizia che, grazie alla sua immaginazione e ai suoi suggerimenti, diede vita a un modo nuovo e originale di realizzare le tele stampate, portando la tradizione, sempre e comunque rispettata, verso un rinnovamento visibile ancora oggi.
"Gli arazzi luminosi di Pennabilli" fu il primo grande progetto, sviluppato a Bertinoro, costituito da dodici grandi tele stampate e dipinte a mano con le quali si diede inizio ad un cammino di rinnovamento e studio che portò ad esplorare in maniera ancora più approfondita le possibilità creative che la stampa a mano consente. I disegni che Tonino creava con maestria racchiudevano poesie e le cose che nascevano in bottega regalavano emozioni prima di tutto a noi che le realizzavamo. Colori nuovi e linee fantastiche, ma soprattutto le sue amate farfalle, simbolo indiscusso di una sensibilità che ha attraversato momenti duri e che grazie alla magia della fantasia è sopravvissuta, hanno animato la bottega e tutti coloro che, acquistando una tela stampata con i suoi disegni, hanno scelto di portare a casa un pezzo di tradizione romagnola e di poesia.


Nel 2011, anno precedente la morte, Tonino scriveva: "Da dieci anni mi piace creare, con l'aiuto del maestro artigiano Riccardo Pascucci, presenze disegnate che parlano dalle pareti. Li hanno chiamati Arazzi luminosi, ma per me restano semplici drappi poetici per tenere compagnia, per riscaldare i nostri pensieri, per ascoltare le loro favole" (da "La Valle del Kamasutra" di Salvatore Giannella).