domenica 13 novembre 2016

LA CANTINA MANCINELLI A MORRO D’ALBA

Nessun dubbio che il principale interprete del vitigno e del vino Lacrima di Morro d’Alba sia Stefano Mancinelli, titolare della azienda, che in 25 anni di lavoro ha prima salvato questa uva particolarissima dall’oblio (il Lacrima si chiama così perché a piena maturazione tende a spaccarsi, a ‘lacrimare’, ciò comportando non pochi problemi in cantina), e poi ha affermato il vino che se ne ottiene come una delle più rilevanti unicità enogastronomiche dell’intera regione. Mancinelli produce anche un eccezionale versione di Lacrima con residuo zuccherino, dimostrando una conoscenza del territorio e del vitigno che non è seconda a quella di nessun altro produttore.
Azienda a conduzione familiare, ha un'estensione di 52 ha, 23 dei quali a vigneto, il resto ad oliveto e seminativo. Nella cantina vengono vinificate soltanto le uve coltivate direttamente nella proprietà. L'azienda comprende anche un frantoio destinato alla produzione propria di olio, ed una distilleria utilizzata per la produzione di grappe monovitigno di Lacrima e di Verdicchio. E’ possibile, in una sala adibita, degustare questa gamma di prodotti per apprezzarne il gusto e la qualità che scaturiscono da una particolare cura in tutte le fasi di produzione, relativa a ciascun prodotto.
Sulle dolci colline di Morro d’Alba, a circa 10 km dal mare Adriatico, si coltivano i vigneti e gli oliveti di Stefano Mancinelli.   In una zona dell’entroterra marchigiano particolarmente vocata. La superficie della nostra azienda, di circa 60 ha, è per 25 ha coltivata a vigneti specializzati nella produzione di vini a Denominazione di Origine Controllata, Lacrima di Morro d’Alba D.O.C. e Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Classico, tipici del territorio. Sui terreni sono impiantati anche 1500 olivi delle più diffuse varietà locali - frantoio, raggiolo, leccino, raggia - dai quali, attraverso la trasformazione nel frantoio aziendale, che avviene sempre e rigorosamente lo stesso giorno della raccolta, otteniamo un Olio Extravergine di Oliva con acidità molto bassa, con caratteristiche di fruttuosità ed aromaticità. 
Sulle dolci colline di Morro d’Alba, a circa 10 km. dal mare, nella provincia di Ancona, si coltivano i vigneti e gli oliveti di STEFANO MANCINELLI, in una zona dell’entroterra marchigiano particolarmente vocata. La superficie dell’azienda (52 Ha.) è per metà circa coltivata a vigneti specializzati per la produzione di vini a Denominazione di Origine Controllata, LACRIMA DI MORRO D’ALBA D.O.C. e VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI D.O.C. CLASSICO. Al fine di migliorare la qualità delle produzioni, la quantità di uve prodotte viene limitata sia in fase di potatura secca, che con un diradamento del frutto all’epoca dell’invaiatura. La vinificazione è limitata esclusivamente alle uve prodotte nei propri vigneti, e si avvale di metodi tradizionali di base, supportati da moderne attrezzature. In azienda esiste anche un moderno frantoio che permette la lavorazione immediata delle olive raccolte giornalmente e quindi la produzione di un OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA con acidità molto bassa e con caratteristiche di estrema fruttuosità ed aromaticità. Un cenno particolare va riservato all’impianto di distillazione, il primo nella nostra regione, dal quale si ottengono, distillando le vinacce freschissime della nostra cantina, GRAPPA DI LACRIMA e GRAPPA DI VERDICCHIO. L’obbiettivo principale dell’Azienda Mancinelli è sempre la ricerca della qualità e l’esaltazione della tipicità dei propri prodotti, attraverso la cura e la selezione della produzione in campo e l’aggiornamento delle tecniche di trasformazione. 
Una particolare eccellenza dell’azienda è rappresentata dall’impianto di distillazione, primo nella nostra regione, dal quale si ottengono, distillando le vinacce freschissime della nostra cantina, Grappa di Lacrima e Grappa di Verdicchio in varie forme e tipologie.
Si fosse chiamata Lacrima di Radda in Chianti, l’avrebbero venduta anche nelle peggiori enoteche di Kathmandu. Lacrima di Morro d’Alba è invece una doc 100% Marche e poco conosciuta in quanto tale. Siamo a Morro d’Alba, castello di Jesi a 10 km dal mare. Il vitigno lacrima ha bacca rossa, spiccata aromaticità e storia nobile che arriva fino alle bevute di Federico Barbarossa, nel 1167. Stefano Mancinelli è stato forse il principale artefice della riscoperta di un autoctono che negli anni Ottanta era destinato all’oblio: la doc è arrivata nel 1985. Per distinguersi da chi furbescamente miscela un’uva rossa fortemente aromatica con altre che non lo sono, Mancinelli certifica geneticamente i propri rossi a base lacrima per garantirne l’autenticità. È l’unico a farlo.
Legalismi a parte, la sua Lacrima di Morro d’Alba superiore 2009 è uno dei veri campioni di categoria. Violaceo, intenso e profumatissimo. Rosa, viola e frutti di bosco impattano il naso con freschezza e riconoscibilità. Fragrante e immediata, questa Lacrima è un prototipo di naso moderatamente complesso ma intrigante a tal punto da succhiare avidamente il respiro. A conferma delle ottime premesse, il sorso si snoda tra attacco soffice, tenore alcolico misurato, corpo snello, finale infiltrante e sottilmente pepato. Vino gustoso e tipico, più ricco del “base” aziendale – quel Podere Santa Maria del Fiore che rappresenta uno dei must della denominazione per rigore esecutivo e reperibilità – e decisamente migliore del Sensazioni di frutto, spinto aromaticamente dalla macerazione carbonica ma sin troppo spogliato nella progressione gustativa. 12 euro in enoteca per un vino da 88/100, media di 90 (naso di rara piacevolezza) e 86 (corpo e complessità).
Se si parla di Morro d’Alba viene facile alla mente uno dei paesi delle Langhe, più raro il collegamento alle Marche. Morro d’Alba è un piccolo paese in zona appena collinare in provincia di Ancona, non distante dal mare Adriatico. La c’è un vitigno, il Lacrima, che da qualche decennio ha un ruolo di tutto riguardo tra i rossi italiani. Colui che ha riscoperto e creduto in questo vitigno/vino, attraente già dal nome, lanciandolo alla ribalta del mercato è Stefano Mancinelli dell’omonima cantina. Quando nel 1985 il Lacrima di Morro d’Alba ricevette la denominazione d’origine controllata, il riconoscimento avvenne su sette ettari di cui quattro posseduti da Mancinelli.

Oggi da quegli ettari che sono diventati tredici viene prodotto il Lacrima base, il Lacrima superiore, il Terre dei Goti ovvero  un Lacrima passito ma secco, il Re sole vino dolce ottenuto da uve fatte appassire e il Sensazioni di frutto ottenuto da macerazione carbonica. 
Altri cenni su MORRO D’ALBA

Nel Palazzo della Residenza Comunale di Morro d'Alba, costruito nel Settecento, ampliato e modificato all'inizio del Novecento, sono oggi conservate varie opere, tra cui una pala d'altare di Claudio Ridolfi, pittore di origine veneta, ma attivo soprattutto nelle Marche, raffigurante "L'Incoronazione della Vergine e Santi" e una tela del XVII secolo raffigurante San Michele Arcangelo, un tempo tutte collocate all'interno di chiesette locali. Anche nella Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, situata all'interno della cinta muraria e ultimata negli anni '70 del Settecento, sono conservate alcune interessanti opere; tra queste una "Crocifissione con Santi" di Ercole Ramazzani (1596) e una tela del romano Silvio Galimberti (1922) in cui San Michele Arcangelo, protettore del paese, in posizione centrale con, ai lati, San Rocco, San Francesco, San Filippo e San Maurizio.
Quella della SS. Annunziata, oggi non più officiata, è stata eretta nel 1670 e conosciuta anche col nome di Santa Teleucania. Una accurata ristrutturazione, completata nel 1997, ha destinato la sala superiore, un tempo dedicata al culto, ad auditorium e sala congressi, mentre i sotterranei sono stati riadattati per ospitare mostre ed esposizioni.
Da non perdere, a Morro d'Alba, anche il Museo "Utensilia", ora situato nei sotterranei del

Castello. Questo museo della cultura mezzadrile ospita in otto sale una raccolta ragionata di oggetti di lavoro tradizionali, testimoni dell'autosufficienza della civiltà contadina. Aratri, telai, vagli, carri, botti, scale, falci, torchi e altri strumenti venivano costruiti nelle lunghe sere invernali dalle famiglie contadine, che ricorrevano all'aiuto del fabbro per le sole parti metalliche.
LE ARCHITETTTURE RELIGIONE A MORRO D’ALBA
Parrocchiale di San Gaudenzio
La chiesa principale, che reca la data 1763 iscritta sul portale, sorge quasi a ridosso delle mura castellane ed è lambita dal camminamento detto “la Scarpa”.
Il grande edificio è l’elemento architettonico più importante del nucleo fortificato: un bell’esempio di architettura religiosa marchigiana della seconda metà del Settecento e definisce in modo significativo, contrapposta al Palazzo Comunale, la piazza interna del castello.
L’interno è a croce latina con un’unica navata, nel transetto e nelle cappelle laterali si trovano altari tutti diversi, riccamente decorati con colonne, stucchi, pitture e statue; nell’abside, in una nicchia coronata da stucchi e dorature, trova posto un trono ligneo dorato con l’immagine della “Madonna del Soccorso” (inizio XVIII sec.).
Sulla parete di fondo, al disopra dell’ingresso, si trova il ballatoio con parapetto modanato in legno dipinto su cui troneggia un bellissimo organo di fine XVIII secolo.
Fra le opere presenti, si può ammirare, nel primo altare di destra, una tela firmata dall’artista arceviese Ercole Ramazzani “Crocifissione con Santi” (1596).
Nell’altare del transetto destro, sopra una nicchia con Crocifisso, è presente una tela mobile di Silvio Galimberti, importante pittore romano: “San Michele Arcangelo” fra altri Santi (1922).
Sotto lo stesso altare è stata collocata, nel 1985 (dopo la ristrutturazione della chiesa della SS. Annunziata), l’urna contenente il corpo di “Santa Teleucania” (sec. XIX), l’epigrafe tombale in marmo e il paliotto che nascondeva il corpo nell’altare della chiesa precedente.
Altre opere presenti: “San Gaudenzio” e “Ultima Cena”, due tele di ignoti artisti locali (sec. XVIII) e due pale del già citato S. Galimberti: un “Sacro Cuore di Gesù” (1918) e una “Immacolata Concezione” (1922 circa) fra San Gabriele dell’Addolorata, San Luigi Gonzaga e San Tarcisio.
Presso il Fonte Battesimale: “Battesimo di Gesù” (1940), copia della celebre opera di Andrea “Verrocchio” con la collaborazione di suoi allievi, fra cui Leonardo da Vinci, eseguita da Ciro Pavisa da Mombaroccio.

Auditorium SS. Annunziata
Della Chiesa della SS. Annunziata, edificata all’esterno della cinta muraria, non si conosce la data esatta della sua edificazione, ma era sicuramente ultimata il 4 maggio 1670 quando vi venne celebrata la prima messa. Nell’ultimo periodo è stata meglio conosciuta come Chiesa di “Santa Teleucania” dopo che, dal 1836, custodì il corpo della Santa che divenne oggetto di culto e che veniva esposto ai fedeli solo in occasione della sua festa (4 settembre).
Scemato il fervore mistico, inutilizzata e caduta ormai in degrado, nel 1997 il Comune, proprietario dell’immobile, dopo la sconsacrazione ha inteso promuovere il riuso del complesso, finalizzandolo ad un utilizzo socio-culturale per convegni, concerti e mostre. In particolare, l’ambiente in precedenza dedicato al culto è stato adibito ad Auditorium-Sala Congressi, mentre i locali sottostanti sono stati allestiti come Centro Espositivo.

Al suo interno è esposta la pala raffigurante l’“Annunciazione” con San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova (sec. XVIII) e altre due tele: “Visitazione” (sec. XVII) e “San Giovanni Battista e Sant’Antonio” (sec. XVIII), tutte opere di autori ignoti.
MORRO D’ALBA
A 10 km dal mare Adriatico, sulla linea di colline tra Senigallia e Jesi, Morro d'Alba domina la campagna circostante.
Morro d'Alba ha origini lontanissime.
La sua esistenza storica è accertata intorno all'anno Mille, quando compare come "Curtis" in un atto imperiale di Federico I. Ma le sue campagne, le zone dell'attuale territorio comunale, risultavano già abitate in epoca romana. Ad attestarlo è un medaglione aureo che riporta la scritta ricostruita "Theodoricus pius princeps invictus semper", rinvenuto in una tomba a Sant'Amico, nelle vicinanze del paese e oggi conservato presso il Museo delle Terme di Roma. Il toponimo sembra ricordare la "mora" o cippo di confine sull'"alba" o colle, che segnava la separazione tra i comitato medievali di Jesi e di Senigallia.
Compare invece come "Castrum" in un altro atto del 1213, quando Senigallia è costretta a cedere Morro d'Alba al vicino comune di Jesi. Entrerà così a far parte del contado della "Respublica Aesina", e ne seguirà tutte le sorti storiche. Nel 1326, Morro d'Alba viene assediata dalle milizie di Fabriano, e nel 1365 le mura devono essere ricostruite, forse a causa dei danni subiti da una incursione dei banditi della "Compagnia Maledicta" di FraMoriale. Nel 1481 subisce diverse incursioni degli Anconetani.
Soltanto nel 1808, con il Regno Napoleonico, viene definitivamente sottratta al comune di Jesi; è poi nel 1860, con l'unità d'Italia, che Morro d'Alba entra a far parte della provincia di Ancona. Proprio questo avvenimento comportò, nel 1862, l'aggiunta del termine Alba al nome del paese, per evitare delle confusioni con altre località del Regno.
è un piccolo paese dalle origini molto antiche situato tra Senigallia e Jesi a 200 metri sul livello del mare. Conserva molte testimonianze del passato e vanta un primato: è infatti l'unico borgo italiano fortificato ad avere una camminamento di ronda, la Scarpa, lungo tutte le mura, coperto e fiancheggiato da arcate.
La cinta muraria di Morro d'Alba, di andamento irregolarmente pentagonale con sei bastioni, è il risultato di una serie di diverse ristrutturazioni databili tra il XIII e il XV secolo. Nel corso dei secoli gli abitanti del paese hanno scavato un complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea. Le grotte erano utilizzate in passato soprattutto per la conservazione dei cibi, ma all'occorrenza potevano servire come estremo rifugio dalle incursioni nemiche.

I siti turistici di maggior interesse sono: il Palazzo Comunale, che custodisce la  pinacoteca con varie opere tra cui una pala d'altare del veneto Claudio Ridolfi raffigurante "L'incoronazione della Vergine e Santi"; la Chiesa della SS. Annunziata (oggi Auditorium), la Parrocchiale di San Gaudenzio, bell’esempio di architettura religiosa marchigiana della seconda metà del Settecento, il museo “Utensilia”, allestito nei suggestivi sotterranei del castello, sotto “la Scarpa”, che raccoglie una nutrita selezione di utensili e attrezzi agricoli e documenta  lo stile di vita e la cultura dei mezzadri marchigiani. Il più famoso prodotto di Morro d'Alba  è il Lacrima di Morro d'Alba, vino DOC, ottenuto dal vitigno autoctono lacrima e conosciuto già al tempo dei romani. Deve il suo nome alla particolare goccia (chiamata appunto lacrima) che fuoriesce dal grappolo d’uva quando essa giunge a maturazione. Le principali manifestazioni che hanno luogo a Morro d'Alba nel corso dell'anno sono: la " Sagra del vino Lacrima" , che si tiene ogni primo fine settimana di maggio, il "Cantamaggio", il canto rituale di questua che celebra l'avvento della primavera e della nuova stagione agricola (ogni terzo fine settimana di maggio) e la "Festa del Lacrima di Morro d'Alba e del tartufo di Acqualagna", che si svolge ogni terzo fine settimana di ottobre.

sabato 12 novembre 2016

IL CASTELLO DI MORRO D’ALBA

La cinta muraria di Morro d'Alba, di andamento irregolarmente pentagonale con sei bastioni, è il risultato di una serie di diverse ristrutturazioni databili tra il XIII e il XV secolo ed è tuttora in buono stato conservativo.
Nella seconda metà del Cinquecento, ma anche con casi precedenti, le autorità autorizzarono la costruzione di abitazioni sopra le mura, dando così origine alla cosiddetta "Scarpa", esempio unico in Italia di camminamento di ronda completamente coperto, fiancheggiato da arcate, che corre lungo tutto lo sviluppo della cinta fortificata.
Il vecchio borgo era difeso da pezzi di artiglieria del XIV XV secolo, tra cui una possente bombarda oggi conservata nel Museo Storico Nazionale di Artiglieria di Torino.
Subito dopo l'Unità d'Italia, una Commissione militare Archeologica venne a prelevare il prezioso cimelio e, come risarcimento, il Comune ricevette dal Re Vittorio Emanuele II il "Compiano", altro bellissimo pezzo di artiglieria da montagna ora conservato nei locali del Museo "Utensilia". Nel corso dei secoli gli abitanti del paese hanno scavato un complesso labirinto di grotte, collegate tra loro da gallerie, che costituiscono una sorta di seconda città sotterranea. Le grotte erano utilizzate in passato soprattutto per la conservazione dei cibi, ma all'occorrenza potevano servire come estremo rifugio dalle incursioni nemiche. Alcuni di questi sotterranei sono tutt'oggi visitabili all'interno del Museo o su concessione dei proprietari.


Il VINO MORRO D’ALBA:
Storia del vino “Lacrima di Morro d'Alba”
Il riconoscimento della Lacrima di Morro d’Alba come denominazione di origine controllata è stata definita nel 1985, potendo così e consolidare la sua importanza. La tradizione e l’orgoglio di alcune cantine del territorio di Morro d’Alba, tutti i ceppi di vitis vinifera coltivati con vitigno Lacrima sarebbero stati espiantati a favore di altri. Il Vino è conosciuto da tempi remoti : la prima citazione storica riguardante i vini di Morro d’Alba l’abbiamo grazie a Federico Barbarossa, che già nel 1167, durante l’assedio di Ancona, scelse le mura di Morro d’Alba come dimora e riparo. Gli abitanti furono costretti a cedere all’imperatore le cose più buone e prelibate, tra cui il famoso succo d’uva di Morro d’Alba.

Il vitigno
La Denominazione di origine controllata del vino Lacrima di Morro d’Alba, per essere tale, deve essere composta dal vitigno lacrima per almeno l’85% con l’aggiunta di Montepulciano e/o Verdicchio nella misura del 15% massimo.

Le zone di produzione
Originariamente comprendeva solo il comune di Morro d’Alba in Provincia di Ancona. Ora la zona è stata estesa anche a comuni limitrofi come Belvedere Ostrense, Monte San Vito, Ostra, San Marcello e Senigallia (con esclusione dei fondi valle che si affacciano sul Mare Adriatico), tutti comunque in Provincia di Ancona.

Proprietà Organolettiche
Il vino Lacrima di Morro d’Alba si presenta nel bicchiere con un colore rosso rubino intenso assieme a notevoli ed evidenti sfumature violacee. Il vino può essere immesso sul mercato già dopo la metà di dicembre, e dunque consumato per le festività natalize, così questo vino giovane fa notare un delicato e caratteristico profumo vinoso, di cantina in fermentazione. Con l’invecchiamento i toni passano invece ad un fruttato-floreale di fragola, ciliegino, more di rovo, mirtilli, viola e violetta. La struttura è abbastanza corposa e dal gusto asciutto, con un tannino evidente ma mai spigoloso e pungente. È interessante far notare come solo pochissimo produttori di Lacrima di Morro d’Alba seguano, per la maturazione del vino, la strada dell’affinamento in barriques.

Abbinamenti Consigliati
La Lacrima di Morro d’Alba è un vino tipico delle Marche che si accompagna molto bene con prodotti tipici marchigiani il salame lardellato di Fabriano, salame ciavuscolo, primi piatti al ragù con animali di basso cortile e piatti a base di carni bianche. Contrariamente a una tendenza diffusa, possiamo accostarlo anche ad alcuni antipasti marinati a base di pesce azzurro per esempio o ad alcuni tipi di brodetto di pesce all’anconitana. Alcune varianti di questo vino rientrano nelle tipologie di vino-frizzante e vino-amabile e sono consigliati da gustare a fine pasto.

Come degustarla
La temperatura di servizio del vino Lacrima di Morro d’Alba è di 16-18°C. I calici devono essere a ballon, non troppo importanti perché il vino non necessita di lunghi affinamenti prima di essere consumato.

Il vino "Lacrima di Morro d'Alba, riconosciuto a denominazione di origine controllata nel 1985, è conosciuto sin dai tempi remoti. Sembra se ne parli in alcuni scritti risalenti all'epoca dell'antica Roma. Narra la leggenda che nel 1167 Federico Barbarossa lo poté apprezzare allorché , posto l'assedio alla città di Ancona, scelse come propria dimora il Castello di Morro d'Alba.
ZONA DI PRODUZIONE
Ricade nella Provincia di Ancona e comprende l'intero territorio comunale di Morro d'Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, con l'esclusione dei fondi valle e dei versanti delle colline del Comune di Senigallia prospicenti il mare. Le superfici certificate a DOC sono passate dai 7 ha. nell'anno di concessione della denominazione agli attuali 206 (dato 2005).
VITIGNO
Questo vino si ottiene da un vitigno autoctono antico, il Lacrima, che veniva tradizionalmente maritato all'olmo e all'acero e si coltivava nelle ricche alberate che caratterizzavano le colline del territorio di produzione.
Soltanto agli inizi degli anni ottanta alcuni produttori, convinti dell'opportunità di far conoscere il prodotto e di valorizzarlo, sostenuti dalla pubblica amministrazione, sono riusciti a ridare nuovo lustro a questo vitigno.
Il nome Lacrima deriva dal fatto che la buccia dell'uva, quando arriva al punto di maturazione, si fende, lasciando gocciolare, lacrimare, il succo contenuto. La buccia dell'uva Lacrima ha tuttavia uno spessore notevole, il che, in fase di macerazione, fa sì che la cessione di antociani, tannini e sostanze coloranti, sia enorme.
Il vitigno lacrima, in misura non inferiore all'85%, viene vinificato in presenza oppure con l'aggiunta di uve prodotte da altri vitigni a bacca nera, non aromatizzati, idonei alla coltivazione nella regione Marche, fino ad un massimo del 15% del totale.
Produzione massima per ettaro: 130 q.li per il prodotto base e passito; 100 q.li per il superiore
Resa massima dell'uva in vino: 70% (per la base e il superiore); 45% (per il passito)
Il vitigno Lacrima è estremamente versatile: si adatta bene alla vinificazione classica per la produzione di normali vini da pasto, va benissimo in macerazione carbonica per ottenere un novello con fragranze sopra la media ed è stupendo per la vinificazione
CARATTERISTICHE ORGANOLETTICHE
Alla vista: colore rosso rubino carico con riflessi violacei.
All'olfatto: profumo gradevole intenso abbastanza persistente, ampio, fruttato con riconoscimenti di frutta /ciliegia e prugna) e di fiori (rosa appassita e viola mammola).
Al gusto: asciutto, leggermente tannico, leggero di corpo abbastanza equilibrato.
Gradazione minima al consumo: 11^
Acidità totale: 4,5 per mille
PRODUZIONE
Vengono prodotti tre tipologie di vino:
- base (vendita consentita dopo il 15 dicembre dell'anno di vendemmia)
- superiore (gradazione minima 12^ - vendita consentita dopo il 1^ settembre dell'anno successivo alla vendemmia)
- passito (gradazione minima 15^ - vendita consentita dopo il 1^ dicembre dell'anno successivo alla vendemmia)
 ETA' OTTIMALE E SERVIZIO
Vino da bere giovane ma anche maturo, può essere affinato in bottiglia. Veste rubino quando giovane fino al granato nei lunghi affinamenti. Entra con il caratteristico aroma floreale, con sensazioni di viola, rosa, corbezzolo, erica e mirtillo accompagnato da una bellissima frutta rossa. Da servire in calice di media ampiezza a tendenza sferica, incolore, liscio ed a stelo  lungo.
Nelle versioni affinate meglio lasciar decantare per almeno mezz’ora; temperatura di servizio dai 14 ai 18°C.
Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc
Il Consorzio di Tutela della Lacrima di Morro d'Alba doc si è costituito nel 1993, secondo le norme previste dalle legge N.164/92 che regola la materia vitivinicola a livello nazionale. Ne fanno parte produttori di uve e di vino Lacrima di Morro d'Alba oltre che imbottigliatori operanti nel territorio di produzione.
Tra gli scopi e le finalità del consorzio ci sono il controllo, la tutela e la valorizzazione della produzione e commercializzazione della DOC, oltre che la promozione della sua conoscenza e diffusione.

Questo vino ed il suo vitigno omonimo, che rischiavano la sparizione a causa di una dissennata "politica degli espianti", sono stati salvati da alcuni intenditori lungimiranti che ne hanno ottenuto la doc . Oggi la sua limitata produzione è ricercatissima.
LA PASTA CASTELLINO DELLA RALO’
Un altro esempio di azienda che crede e vuole investire sul proprio territorio senza essere oggetto di campagna acquisti da parte dei grossi gruppi stranieri. Con la tenacia che l’ha sempre contraddistinta, la Ralò di San Severino Marche – con il marchio Castellino – cerca ancora una volta di consolidare il suo posizionamento sui mercati nazionali e internazionali.
Tutti in tavola, arriva la “Pasta Castellino”! A maggio – col debutto ufficiale al “Cibus” di Parma – il gruppo agroalimentare marchigiano della “Ralò”, da quarant’anni impegnato nella produzione di olive e verdure, ha lanciato due nuovi prodotti sul mercato: una pasta di semola di grano duro, leggermente essiccata e una pasta all’uovo ripiena semi-fresca. Le confezioni, pronte ad arricchire i nostri menu, usciranno dal pastificio di Matelica (ex “Mediterranea”) che l’azienda settempedana ha acquisito e ammodernato con un forte investimento. Lo stabilimento (oltre 11 mila metri quadrati) presenta oggi moderne linee automatizzate, segue nuovi concetti produttivi e può garantire al consumatore una linea di prodotti di alta qualità, totalmente “Made in Italy”.
Come detto, due sono le linee di produzione.
La prima è dedicata a una pasta di semola di grano duro, che si presenta sul mercato con il brand “Pasta Castellino”. Essa si distingue da tutte le altre tipologie di pasta in commercio poiché è una pasta fatta con un processo di lavorazione unico, originale e artigianale che, grazie a una brevissima essiccazione, rimane morbida al tatto e profuma di grano. È una pasta porosa perché trafilata al bronzo e ciò le permette di trattenere al meglio tutti i tipi di condimento.
La seconda linea di produzione, invece, riguarda la pasta all’uovo ripiena semi-fresca stabilizzata. Il prodotto si chiamerà “PastItaly”, avrà un’alta qualità grazie alle materie prime utilizzate e potrà essere conservata a lungo a temperatura ambiente, mantenendo intatte tutte le sue proprietà organolettiche. Il gruppo Ralò, sempre proiettato allo sviluppo e all’innovazione, punta molto sulle novità che la “Pasta Castellino” porta con sé sul mercato. Innanzi tutto la sua rapida cottura – dai 4 ai 6 minuti per averla “al dente”, come ben spiegato in etichetta – e poi la varietà dei metodi di cottura che vanno al di là di quelli tradizionali, come la cottura diretta nel forno a microonde e la cottura “risottata” in padella. Inoltre, la nuova pasta ribattezzata, per l’appunto, “Profumo di grano” vanta un ampio assortimento: dalla semola di grano duro alla semola integrale; dalla farina di farro alla semola di grano duro antico Senatore Cappelli; fino alle linee aromatizzate della pasta agli spinaci, della pasta alla barbabietola oppure al peperoncino, ovvero al pomodoro o al nero di seppia. Infine, la conservazione: la “Pasta Castellino” pur essendo un prodotto quasi fresco, può stare a temperatura ambiente per un lungo periodo, grazie a uno speciale packaging, peraltro molto accattivante, innovativo e tecnologicamente avanzato.
L'azienda può garantire al consumatore una linea di prodotti di alta qualità, totalmente Made in Italy, che si presenta sul mercato con il brand "Pasta Castellino".

Questa pasta si distingue da tutte le altre tipologie di pasta in commercio poiché è il frutto di un processo di lavorazione unico, originale ed artigianale che, grazie ad una brevissima essiccazione, rimane morbida al tatto e profumata di grano. E'una pasta porosa perché trafilata al bronzo e questo le permette di trattenere al meglio tutti i tipi di condimento.
Caratteristiche della "Pasta Castellino":
Rapidità di cottura: dai 4 ai 6 minuti per averla "al dente"
Varietà dei metodi di cottura: dalla cottura tradizionale alla cottura diretta in microonde alla cottura risottata in padella
Ampio assortimento: semola di grano duro, semola integrale, farina di farro, semola di grano duro antico Senatore Cappelli, linee arricchite con verdure genuine e spezie (spinaci, barbabietola, peperoncino, pomodoro, nero di seppia). Disponibile in 45 gusti diversi.
Conservazione: pur essendo un prodotto quasi fresco, può stare a temperatura ambiente per un lungo periodo grazie ad uno speciale packaging, innovativo, tecnologicamente avanzato ed oltretutto accattivante.

Formato: confezioni da 250 grammi.