sabato 30 giugno 2018

Il Filò del Patrimonio Culturale a ‘La Postina di Santa Maria di Feletto’


I giornalisti e i comunicatori della rete internazionale Borghi d’Europa, in occasione delle
iniziative di informazione dell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, hanno deciso di
realizzare a Conegliano e nella Sinistra Piave un percorso alla ricerca degli inediti del buon
e bello vivere.
Sono state individuate ben 16 tappe, che verranno ‘toccate’ in 16 settimane, con visite,interviste,
interventi della redazione multimediale, degustazioni e,ovviamente,le relative rassegne stampa. La seconda tappa riguarda le Pievi e le Chiese del Felettano.

I giornalisti e i comunicatori della rete internazionale Borghi d’Europa
sono a caccia degli inediti del buon e bello vivere, per accompagnare
i Percorsi della Fede nelle terre del Felettano.
Così, negli itinerari errabondi,un giovane produttore di prosecco ci segnala
l’apertura giusto nella piazza di Santa Maria di Feletto, de ‘La Postina’.
In effetti il nome dell’osteria-vineria riprende il nome antico di una osteria
storica, anche se l’approccio è reso ancor più simpatico dalla effervescenza
di Serena, che simpaticamente abbiamo ribattezzato ‘ la postina de noantri’.
Ma facciamo un passo indietro.
Zeno proviene da una famiglia di gelatai.Dopo la laurea in economia e un
periodo di quattro anni in Germania, decide di imbarcarsi in questa avventura
nelle proprie terre, grazie anche ad Elisa (con esperienze maturate in quel
di Barcellona) e al cuoco Luca.
Rinasce così la Postina, dopo lavori ispirati ad una essenzialità rigorosa, che
che ragalano al luogo una atmosfera di comunicatività.
La lavagna segnala scelte enoiche importanti e motivate. Non mancano i
classici cicchetti, per una clientela che ha riscoperto la Postina come luogo di
incontro, come tempio laico.
Poi la cucina : la scelta è chiara.Piatti ispirati alla tradizione, con grande
rispetto della stagionalità e delle caratteristiche primarie degli elementi.
Poi vi è quel pizzico di creatività che di certo non guasta.
In un angolo vi è poi un salotto ‘vintage’, dove i clienti possono organizzare
degli aperitivi, degli incontri per ricorrenzee che Borghi d’Europa ha deciso
di utilizzare per i propri stages multimediali,ospitando produttori,uomini di
cultura, scrittori,artisti in una sorta di filò spontaneo, senza grandi preparazioni,
capace di valorizzare la cucina del locale e il suo essere ‘altro’.
Così la ‘coscienza’ di Zeno, il richiamo della propria terra, ha operato un piccolo
(ma grande miracolo) : habemus osteria. Vera.
Provare per credere!
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giovedì 28 settembre 2017

Multi Rail : gli specialisti del catering ferroviario

Il progetto di informazione Percorsi d’Europa è promosso dalla rete internazionale
Borghi d’Europa, al fine di far conoscere e valorizzare i territori segnati da storia,
cultura e imprenditorialità.
Uno dei temi sviluppati nelle Terre del Piave riguarda le Ferrovie Dimenticate.
Borghi d’Europa da anni valorizza a livello giornalistico i nuclei tematici delle Ferrovie Dimenticate, ovvero quel patrimonio storico e culturale rappresentato dai vecchi tratti ferroviari dismessi, situati vicino a Borghi splendidi, dove spesso sorgono locande ed
osterie di sublime qualità.

Ma il territorio esprime anche presenze aziendali di ottimo profilo qualitativo, che operano
nel settore ferroviario. La speciale unità di informazione di Milano segnala e promuove
queste presenze,in occasione dell’Expo Ferroviario 2017.

Conegliano e il suo hinterland sono considerate la ‘silicon walley’ dell’acciaio inox.
La Multi Rail di Codognè ha saputo ritagliarsi uno spazio di mercato assolutamente
specializzato e di nicchia.
Azienda leader nel settore catering ferroviario, realizza tutte le aree (galley, bar, ristorante,...) destinate ad assicurare, ai passeggeri del treno, il servizio di ristorazione al posto con vassoi catering, il servizio di ristorazione tradizionale nell'area ristorante, il servizio di ristorazione
in piedi tipo snack-bar e caffetteria nell'area bar.
I prodotti e le soluzioni tecniche adottate superano brillantemente tutti i problemi di
sollecitazioni dinamiche a cui vengono continuamente sottoposti le strutture del sistema
viaggiante.
Le aree bar e galley sono realizzate interamente da Multi Rail: dagli elementi strutturali del
design dell'arredamento alle apparecchiature accessorie destinate ad un servizio razionale ed efficiente.
In particolare l'area galley è costituita dal sistema cucina: conservazione, refrigerazione, preparazione e cottura degli alimenti. Seguono il lavaggio stoviglie e lo stoccaggio.
Gli spazi e i volumi sono sfruttati con razionalità al fine di garantire una agevole ed organica
facilità d'uso e movimentazione sia al cliente sia all'operatore.
Le aree sono progettate e realizzate con materiali di alta qualità che ne esaltano l'eleganza
e la funzionalità.L'area bar è costituita dal banco e da tutti gli elementi complementari.

sabato 26 agosto 2017

La Pasticceria Cuccato di Montagnana a Percorsi d'Europa


Borghi d'Europa propone fino a dicembre le giornate di informazione di Percorsi d'Europa,coinvolgendo oltre venti Paesi e Regioni Europee.
I giornalisti e i comunicatori di Borghi d'Europa hanno inserito nel 'paniere del
gusto' delle iniziative il dolce Ezzelino della Pasticceria Cuccato di Montagnana,
che rappresenta perciò il territorio della Bassa Padovana agli incontri internazionali.
Giorgio Cuccato, padre dell'attuale titolare Francesca, studiò una ricetta che consentisse al dolce di durare più giorni senza problemi di conservazione e lo fece impiegando, tra gli ingredienti, il lievito naturale necessario nell'impasto del pane e da questo l'appellativo Pandolce. "D'Ezzelino" per ricordare l'episodio in cui il tiranno Ezzelino Da Romano, rimasto ferito dopo aver appiccato il fuoco che incendiò Montagnana, venne salvato da una popolana che per rinvigorirlo impastò un grosso pane con il "levà" altresì detto lievito madre arricchito di una generosa quantità di miele casereccio e frutta secca. Il Pandolce di Ezzelino è oggi il dolce di Montagnana.
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venerdì 3 febbraio 2017

BUONAIDEA –
Viale Ugo Bassi 65, Porto Garibaldi (FE), 44029 Comacchio, Fraz. Porto Garibaldi FE –
Telefono: 339 800 2707
Orari: 
Mercoledì
10–14:30, 18–21:30
Giovedì
10–14:30
Venerdì
10–14:30, 18–21:30
Sabato
10–14:30, 18–21:30
Domenica
10–14:30, 18–21:30
Lunedì
10–14:30, 18–21:30
Martedì
10–14:30, 18–21:30

Mentre passeggio  per Porto Garibaldi direzione piadineria, il Portocanale è davvero a due passi, intravvedo  un piccolo localino con tavoli esterni e con insegna Buonidea....! Beh non mi resta che avvicinarmi, un po' per la curiosità indotta dal nome ed un po' perché data l’ora la fame si fa sentire. Noto con occhio attento e naso interessatissimo, servite ai tavoli, delle fritture invitantissime. Deciso si entra! ... mi accomodo e primo segnale positivo nessun odore eppure sono in una friggitoria, il personale gentilissimo e simpatico mi consiglia ed io mi fido, anche se in tutta sincerità ho deciso di assaggiare diversi piatti presenti nel menu.  Inizio la mia curiosa ed attenta degustazione assaggiando delle crespelle davvero deliziose e mentre assaporo gli occhi cadono su una frittura veramente eccezionale asciutta e croccante almeno da qui guardandola sembrerebbe proprio così, perché la frittura non è per me ma per il tavolo poco distante da me. Che dire non mi resta che ordinarla, provare per credere come suol dirsi! .. . Le crespelle sono ben porzionate, equilibrate nel gusto e nella loro semplicità ben presentate, quando si dice ben fatto! Sono soddisfatto dal primo assaggio, ma non mi basta ed allora ecco che mi metto in attesa della frittura. Osservo incuriosito come nonostante l’ora di punta il servizio è veloce, cordiale e soprattutto accompagnato da sorrisi genuini e spontanei, veri come la gente di qui.  Il Locale è pulito e ben tenuto, nella sua semplicità è davvero molto funzionale, pochi fronzoli parla la qualità piuttosto che l’architettura e l’arredamento come invece avviene per molti locali che sono cool e mood ma poco davvero poco food. Parlando con il personale e con fare quasi investigativo cordiale e non invadente, vengo a conoscenza che BuonaIdea è aperto da poco più di 1 anno e miscelando i vari elementi di valutazione di cui vengo a conoscenza posso affermare che qui ospitalità qualità e cortesia si fondono in un equilibrato tutt’uno. Ecco è arrivata la frittura, ci siamo, si assaggia, che dire, croccante, non unta, calda, leggera, pesce freschissimo davvero, e questa è la conferma che viene utilizzato il pescato del giorno, e questo fa la differenza. La frittura è davvero ottima. Lo sarò sicuramente anche l’insalata dio pesce che il signore vicino a me assapora con calma inglese e palato italiano. Leggo nel suo sguardo compiaciuto un racconto che profuma di mare e di semplicità, di gusto e di freschezza, lo condivido e non lo invidio perché la mia frittura da sola vale la sosta in questo locale. Beh però non si può sedersi qui e non assaggiare gli spiedini di pesce dal  tradizionale gambero e calamari (con a richiesta  aggiunta di pesce azzurro) allo spiedino di  seppie, capesante e coda di rospo, le seppie in umido o un seducente baccalà al sugo con polenta. Non impazzisco per i sardoncini scottadito ma quelli preparati qui meritano una menzione speciale. Del dolce parlerò poco più sotto……! Ci sono diversi menù “colorati” ma tutto è di assoluta qualità. C’è una particolare attenzione anche al menù per i bambini e gli amici a 4 zampe qui non sono ospiti sgraditi. Beh da un assaggio all’altro il tempo scorre piacevolmente. Il personale attento e cordiale ti serve con una familiarità che ti fa sentire a casa, il pesce è cucinato alla “vecchia maniera” ottima qualità e gran sostanza e non visiva  bellezza e sola apparenza.
Il Locale è si informale, tovaglie di carta, , servizio di plastica ma che ben venga se il risultato finale è quello di poter mangiare pesce freschissimo, ben cucinato e di gran gusto.
Rapporto qualità prezzo assolutamente in linea con le attese e se comparato ad altri locali anche più titolati o quotati che dir si voglia, beh che dire io consiglio senza remora il menù di Buonaidea. Quindi se passate da Porto Garibaldi, non vi resta che sedervi e mangiare. Resterete soddisfatti credetemi.
Una nota particolare alle Donne del locale, attente, sorridenti, cordiali, simpaticissime, il servizio in sala spesso fa la differenza e qui la fa, con semplicità e passione.
Riepilogando pesce davvero fresco, cucina ottima, qualità alta, personale cordiale, menù colorati ma ben variati, locale accogliente, rapporto qualità prezzo equilibrato e competitivo.  Locale che merita sicuramente la vostra attenzione e la vostra visita.
Stavo dimenticandomi del tortino di mele casalingo, buono, gustoso e genuino. Davvero una giusta chiusura alla mia degustazione. Io fossi in voi lo prenderei…..
Uscendo non avrete gli abiti intrisi di profumo di frittura, e avrete lo stomaco leggero ed il palato soddisfatto, ora cosa consigliarvi se non una bella passeggiata sul porto canale non digestiva ma contemplativa….!!!


Palatoanarchico  2 febbraio 2017

domenica 13 novembre 2016

LA CANTINA MANCINELLI A MORRO D’ALBA

Nessun dubbio che il principale interprete del vitigno e del vino Lacrima di Morro d’Alba sia Stefano Mancinelli, titolare della azienda, che in 25 anni di lavoro ha prima salvato questa uva particolarissima dall’oblio (il Lacrima si chiama così perché a piena maturazione tende a spaccarsi, a ‘lacrimare’, ciò comportando non pochi problemi in cantina), e poi ha affermato il vino che se ne ottiene come una delle più rilevanti unicità enogastronomiche dell’intera regione. Mancinelli produce anche un eccezionale versione di Lacrima con residuo zuccherino, dimostrando una conoscenza del territorio e del vitigno che non è seconda a quella di nessun altro produttore.
Azienda a conduzione familiare, ha un'estensione di 52 ha, 23 dei quali a vigneto, il resto ad oliveto e seminativo. Nella cantina vengono vinificate soltanto le uve coltivate direttamente nella proprietà. L'azienda comprende anche un frantoio destinato alla produzione propria di olio, ed una distilleria utilizzata per la produzione di grappe monovitigno di Lacrima e di Verdicchio. E’ possibile, in una sala adibita, degustare questa gamma di prodotti per apprezzarne il gusto e la qualità che scaturiscono da una particolare cura in tutte le fasi di produzione, relativa a ciascun prodotto.
Sulle dolci colline di Morro d’Alba, a circa 10 km dal mare Adriatico, si coltivano i vigneti e gli oliveti di Stefano Mancinelli.   In una zona dell’entroterra marchigiano particolarmente vocata. La superficie della nostra azienda, di circa 60 ha, è per 25 ha coltivata a vigneti specializzati nella produzione di vini a Denominazione di Origine Controllata, Lacrima di Morro d’Alba D.O.C. e Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. Classico, tipici del territorio. Sui terreni sono impiantati anche 1500 olivi delle più diffuse varietà locali - frantoio, raggiolo, leccino, raggia - dai quali, attraverso la trasformazione nel frantoio aziendale, che avviene sempre e rigorosamente lo stesso giorno della raccolta, otteniamo un Olio Extravergine di Oliva con acidità molto bassa, con caratteristiche di fruttuosità ed aromaticità. 
Sulle dolci colline di Morro d’Alba, a circa 10 km. dal mare, nella provincia di Ancona, si coltivano i vigneti e gli oliveti di STEFANO MANCINELLI, in una zona dell’entroterra marchigiano particolarmente vocata. La superficie dell’azienda (52 Ha.) è per metà circa coltivata a vigneti specializzati per la produzione di vini a Denominazione di Origine Controllata, LACRIMA DI MORRO D’ALBA D.O.C. e VERDICCHIO DEI CASTELLI DI JESI D.O.C. CLASSICO. Al fine di migliorare la qualità delle produzioni, la quantità di uve prodotte viene limitata sia in fase di potatura secca, che con un diradamento del frutto all’epoca dell’invaiatura. La vinificazione è limitata esclusivamente alle uve prodotte nei propri vigneti, e si avvale di metodi tradizionali di base, supportati da moderne attrezzature. In azienda esiste anche un moderno frantoio che permette la lavorazione immediata delle olive raccolte giornalmente e quindi la produzione di un OLIO EXTRA VERGINE D’OLIVA con acidità molto bassa e con caratteristiche di estrema fruttuosità ed aromaticità. Un cenno particolare va riservato all’impianto di distillazione, il primo nella nostra regione, dal quale si ottengono, distillando le vinacce freschissime della nostra cantina, GRAPPA DI LACRIMA e GRAPPA DI VERDICCHIO. L’obbiettivo principale dell’Azienda Mancinelli è sempre la ricerca della qualità e l’esaltazione della tipicità dei propri prodotti, attraverso la cura e la selezione della produzione in campo e l’aggiornamento delle tecniche di trasformazione. 
Una particolare eccellenza dell’azienda è rappresentata dall’impianto di distillazione, primo nella nostra regione, dal quale si ottengono, distillando le vinacce freschissime della nostra cantina, Grappa di Lacrima e Grappa di Verdicchio in varie forme e tipologie.
Si fosse chiamata Lacrima di Radda in Chianti, l’avrebbero venduta anche nelle peggiori enoteche di Kathmandu. Lacrima di Morro d’Alba è invece una doc 100% Marche e poco conosciuta in quanto tale. Siamo a Morro d’Alba, castello di Jesi a 10 km dal mare. Il vitigno lacrima ha bacca rossa, spiccata aromaticità e storia nobile che arriva fino alle bevute di Federico Barbarossa, nel 1167. Stefano Mancinelli è stato forse il principale artefice della riscoperta di un autoctono che negli anni Ottanta era destinato all’oblio: la doc è arrivata nel 1985. Per distinguersi da chi furbescamente miscela un’uva rossa fortemente aromatica con altre che non lo sono, Mancinelli certifica geneticamente i propri rossi a base lacrima per garantirne l’autenticità. È l’unico a farlo.
Legalismi a parte, la sua Lacrima di Morro d’Alba superiore 2009 è uno dei veri campioni di categoria. Violaceo, intenso e profumatissimo. Rosa, viola e frutti di bosco impattano il naso con freschezza e riconoscibilità. Fragrante e immediata, questa Lacrima è un prototipo di naso moderatamente complesso ma intrigante a tal punto da succhiare avidamente il respiro. A conferma delle ottime premesse, il sorso si snoda tra attacco soffice, tenore alcolico misurato, corpo snello, finale infiltrante e sottilmente pepato. Vino gustoso e tipico, più ricco del “base” aziendale – quel Podere Santa Maria del Fiore che rappresenta uno dei must della denominazione per rigore esecutivo e reperibilità – e decisamente migliore del Sensazioni di frutto, spinto aromaticamente dalla macerazione carbonica ma sin troppo spogliato nella progressione gustativa. 12 euro in enoteca per un vino da 88/100, media di 90 (naso di rara piacevolezza) e 86 (corpo e complessità).
Se si parla di Morro d’Alba viene facile alla mente uno dei paesi delle Langhe, più raro il collegamento alle Marche. Morro d’Alba è un piccolo paese in zona appena collinare in provincia di Ancona, non distante dal mare Adriatico. La c’è un vitigno, il Lacrima, che da qualche decennio ha un ruolo di tutto riguardo tra i rossi italiani. Colui che ha riscoperto e creduto in questo vitigno/vino, attraente già dal nome, lanciandolo alla ribalta del mercato è Stefano Mancinelli dell’omonima cantina. Quando nel 1985 il Lacrima di Morro d’Alba ricevette la denominazione d’origine controllata, il riconoscimento avvenne su sette ettari di cui quattro posseduti da Mancinelli.

Oggi da quegli ettari che sono diventati tredici viene prodotto il Lacrima base, il Lacrima superiore, il Terre dei Goti ovvero  un Lacrima passito ma secco, il Re sole vino dolce ottenuto da uve fatte appassire e il Sensazioni di frutto ottenuto da macerazione carbonica. 
Altri cenni su MORRO D’ALBA

Nel Palazzo della Residenza Comunale di Morro d'Alba, costruito nel Settecento, ampliato e modificato all'inizio del Novecento, sono oggi conservate varie opere, tra cui una pala d'altare di Claudio Ridolfi, pittore di origine veneta, ma attivo soprattutto nelle Marche, raffigurante "L'Incoronazione della Vergine e Santi" e una tela del XVII secolo raffigurante San Michele Arcangelo, un tempo tutte collocate all'interno di chiesette locali. Anche nella Chiesa Parrocchiale di San Gaudenzio, situata all'interno della cinta muraria e ultimata negli anni '70 del Settecento, sono conservate alcune interessanti opere; tra queste una "Crocifissione con Santi" di Ercole Ramazzani (1596) e una tela del romano Silvio Galimberti (1922) in cui San Michele Arcangelo, protettore del paese, in posizione centrale con, ai lati, San Rocco, San Francesco, San Filippo e San Maurizio.
Quella della SS. Annunziata, oggi non più officiata, è stata eretta nel 1670 e conosciuta anche col nome di Santa Teleucania. Una accurata ristrutturazione, completata nel 1997, ha destinato la sala superiore, un tempo dedicata al culto, ad auditorium e sala congressi, mentre i sotterranei sono stati riadattati per ospitare mostre ed esposizioni.
Da non perdere, a Morro d'Alba, anche il Museo "Utensilia", ora situato nei sotterranei del

Castello. Questo museo della cultura mezzadrile ospita in otto sale una raccolta ragionata di oggetti di lavoro tradizionali, testimoni dell'autosufficienza della civiltà contadina. Aratri, telai, vagli, carri, botti, scale, falci, torchi e altri strumenti venivano costruiti nelle lunghe sere invernali dalle famiglie contadine, che ricorrevano all'aiuto del fabbro per le sole parti metalliche.
LE ARCHITETTTURE RELIGIONE A MORRO D’ALBA
Parrocchiale di San Gaudenzio
La chiesa principale, che reca la data 1763 iscritta sul portale, sorge quasi a ridosso delle mura castellane ed è lambita dal camminamento detto “la Scarpa”.
Il grande edificio è l’elemento architettonico più importante del nucleo fortificato: un bell’esempio di architettura religiosa marchigiana della seconda metà del Settecento e definisce in modo significativo, contrapposta al Palazzo Comunale, la piazza interna del castello.
L’interno è a croce latina con un’unica navata, nel transetto e nelle cappelle laterali si trovano altari tutti diversi, riccamente decorati con colonne, stucchi, pitture e statue; nell’abside, in una nicchia coronata da stucchi e dorature, trova posto un trono ligneo dorato con l’immagine della “Madonna del Soccorso” (inizio XVIII sec.).
Sulla parete di fondo, al disopra dell’ingresso, si trova il ballatoio con parapetto modanato in legno dipinto su cui troneggia un bellissimo organo di fine XVIII secolo.
Fra le opere presenti, si può ammirare, nel primo altare di destra, una tela firmata dall’artista arceviese Ercole Ramazzani “Crocifissione con Santi” (1596).
Nell’altare del transetto destro, sopra una nicchia con Crocifisso, è presente una tela mobile di Silvio Galimberti, importante pittore romano: “San Michele Arcangelo” fra altri Santi (1922).
Sotto lo stesso altare è stata collocata, nel 1985 (dopo la ristrutturazione della chiesa della SS. Annunziata), l’urna contenente il corpo di “Santa Teleucania” (sec. XIX), l’epigrafe tombale in marmo e il paliotto che nascondeva il corpo nell’altare della chiesa precedente.
Altre opere presenti: “San Gaudenzio” e “Ultima Cena”, due tele di ignoti artisti locali (sec. XVIII) e due pale del già citato S. Galimberti: un “Sacro Cuore di Gesù” (1918) e una “Immacolata Concezione” (1922 circa) fra San Gabriele dell’Addolorata, San Luigi Gonzaga e San Tarcisio.
Presso il Fonte Battesimale: “Battesimo di Gesù” (1940), copia della celebre opera di Andrea “Verrocchio” con la collaborazione di suoi allievi, fra cui Leonardo da Vinci, eseguita da Ciro Pavisa da Mombaroccio.

Auditorium SS. Annunziata
Della Chiesa della SS. Annunziata, edificata all’esterno della cinta muraria, non si conosce la data esatta della sua edificazione, ma era sicuramente ultimata il 4 maggio 1670 quando vi venne celebrata la prima messa. Nell’ultimo periodo è stata meglio conosciuta come Chiesa di “Santa Teleucania” dopo che, dal 1836, custodì il corpo della Santa che divenne oggetto di culto e che veniva esposto ai fedeli solo in occasione della sua festa (4 settembre).
Scemato il fervore mistico, inutilizzata e caduta ormai in degrado, nel 1997 il Comune, proprietario dell’immobile, dopo la sconsacrazione ha inteso promuovere il riuso del complesso, finalizzandolo ad un utilizzo socio-culturale per convegni, concerti e mostre. In particolare, l’ambiente in precedenza dedicato al culto è stato adibito ad Auditorium-Sala Congressi, mentre i locali sottostanti sono stati allestiti come Centro Espositivo.

Al suo interno è esposta la pala raffigurante l’“Annunciazione” con San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova (sec. XVIII) e altre due tele: “Visitazione” (sec. XVII) e “San Giovanni Battista e Sant’Antonio” (sec. XVIII), tutte opere di autori ignoti.